(Fonte: artificial-l0ve)
The hill town of Civita di Bagnoregio in Lazio, Italy (by Jean Vaillancourt).
Dell’esistenza ne ho costruito un meccanismo e sono finito, così, per divenirne un ingranaggio. Non è vera quella storia del mettere da parte per ritrovare. È così che le cose si perdono, ed è tenendole, invece, che si conservano. A voler non esistere, a voler non desiderare niente per sé,…
domenica 5 maggio 2013, ventesimo giorno sull’isola.
Tutto cambi perché tutto rimanga uguale.
Ma anche no.
I miei vecchi mobili, le mie vecchie cose. Frammenti di vita che mi hanno seguito attraverso il mare, ma evidentemente qualcosa, troppo è rimasto dall’altra parte del mar ligure.
I ricordi dovrebbero darci la forza di andare avanti, giusto? Noi siamo la somma delle nostre esperienze ed i ricordi non sono altro che testimonianze materiali di queste nostre esperienze passate, eppure rivedere i miei oggetti sopra le mensole non mi permette, ancora, di guardare avanti, ma continua a farmi fissare lo sguardo al passato, a ciò che era ed ora non è più. I minuti passati ad osservare le mie vecchie cose sembrano aumentare la mia sensazione di essere un “alieno”, mi rendo conto che tutto ciò che vedo su quelle mensole parla di uno stile di vita che qui non ha modo di esistere e per non rimanere incastrato in questo pensiero sento che l’unica cosa da fare è trovare una risposta alla domanda: “tutto ciò in che modo mi aiuta ad andare avanti?”
Mai nella mia vita come in questi giorni, sento che lo sguardo deve volgere al domani.
Anche se il domani non ne vuole sapere di prendere la forma che desidero, anzi, gioca a scappare sempre nella direzione opposta rispetto a quella che vorrei: quest’anno, ad esempio, niente viaggio in Irlanda, forse l’anno prossimo. Ma l’anno prossimo sarò di un anno più vecchio, avrò ancora le motivazioni per affrontare una simile esperienza? Il futuro si fa beffe di me, o forse tenta semplicemente di inculcarmi nella mia vecchia zucca il concetto che il mio modo di vedere il futuro non funziona, che devo cambiare modo di organizzare il presente per arrivare al futuro che desidero. Come se fosse facile, mi dico, del resto se facile lo fosse, non avrei già imparato a quest’ora?
Il tempo intanto continua a scorrere, le lancette dell’orologio continuano la loro danza, ignare di ciò che le circonda.
Perché diavolo avrò bevuto coca-cola dopo mezzanotte, mi dico…
Still under the impression that video games are strictly for kids? Hilda Knott would like to have a word with you. And perhaps a game.
The 85-year-old British gamer has been mashing buttons for 40 years — roughly the life of the video game industry – and is showing no signs of slowing down.
We’re not talking about just a bunch of boring PC card games, either. In a video interview with the BBC, Knott, who turns 86 next month, shows off her formidable gaming setup, including a sweet 65-inch HDTV and a brand new Playstation 3 Superslim. She discusses her love of Grand Theft Auto IV, which she had a “hilarious” time playing with her 94-year-old-aunt.
Knott acknowledges that her deep love of gaming has helped her stay mentally fit, because “a lot of them have puzzles, working out how to do something.”
She isn’t joking, either, as the video shows her playing the niche tactical role-playing game, Disgaea 4. That’s hardcore. This lady is a gamer, through and through.
And while many of her fellow octogenarians credit games like Wii Sports for keeping them physically active, Knott’s favorite part about playing video games will sound more familiar to the Halo crowd.
“Finding something new in the game,” she says. “Getting on to the next stage, or the next event. And the achievement of finishing it.”
With 40 years of gaming under her belt, we imagine she’s finished quite a few. Hats off to you, Hilda!
Fuck yeah
Playing video games before most of the misogynistic asshole gamer dudes who think they run shit have been!
martedì 30 aprile 2013, quindicesimo giorno sull’isola.
Finché la barca va, lasciala andare.
Con oggi si conclude il mese di Aprile, anno 2013, penso il mese di Aprile più lungo che abbia mai vissuto. Nel giro di un solo mese (30 giorni) la mia vita ha subito così tante evoluzioni come mai è successo in passato.
Nel giro di un solo mese ho lasciato Genova, città in cui sono nato più di quarant’anni fa per seguire i miei genitori nel loro ritorno a casa, in Sardegna. Adesso vivo con loro nella nostra casa a Portoscuso e così sarà ancora per un po’ di tempo, fino a quando non realizzerò le giuste condizioni per un mio ritorno sul “continente” (come si usa dire qui in Sardegna quando si parla di uscire dall’isola).
Per certi versi la mia esistenza non ha ancora subito pesanti contraccolpi (ma ce ne saranno mai?), il mio tram tram quotidiano riflette abbastanza quello di Genova, con le dovute differenze certo, qui ancora non ho “ricostruito” la mia vecchia camera/studio/casa sull’albero, il mio pc fisso è ancora fermo e messo in uno dei pochi spazi liberi del mio alloggio.
(nottetempo)
Di cose ne sono successe nel pomeriggio di oggi, la più degna di nota è che ho iniziato a rimontare nella mia camera i miei vecchi mobili portati via da Genova. Fa veramente impressione rivederli in un contesto completamente diverso, in qualche maniera riaprono la ferita dei ricordi e delle cose che ormai non tornano più: il mio studio/camera non sarà mai come prima, anche impiegando i vecchi mobili.
Ho persino predisposto il mio nuovo “angolo computer” utilizzando un piccolo mobiletto che mio padre teneva in sala, ma che non ha portato molta fortuna: con non poca emozione ho ricollegato il mio pc fisso a monitor e corrente, ma dopo un paio di minuti, con una fiammata, l’alimentatore del pc ha preso il volo lasciandomi con un computer inutilizzabile. Il mio computer, assemblato da me nel 2008 dopo aver comprato ogni singolo componente. A Genova avevo avuto l’impressione che stesse avvicinandosi l’ora fatale, ma vedermelo esplodere davanti nel momento in cui lo rimettevo in funzione per la prima volta dopo il trasloco è stato davvero poco… sportivo, diciamo così.
Spero che non ci siano altre componenti danneggiate, specialmente i dischi fissi che sono un po’ la vera “anima” del computer e che contengono un mondo di roba… non voglio nemmeno pensarci.
Ora devo trovare un nuovo alimentatore ed operare lo scambio. Sono anni che non faccio una cosa del genere, spero di ricordare bene come si fa, tanto per evitare ulteriori problemi.
Anche questa, non ci voleva proprio…
Ci sarebbe altro di cui parlare, ma è tardi e penso che per stasera possa bastare.
Mystic Arcana covers by Marko Djurdjevic
(Fonte: trinklied)